Fotografie per non annoiarsi

Need for brakesNight LeafThe cookies factoryFollow the sunsetTubeBig Ben - evening
Pimlico (60s)Express yourselfBelgrave roadTransport for LondonMacintosh SETrees on Thames
Borough market [detail]LondonField (I)Waiting to come downField (II)Waterloo place
Dublin parliamentFlatStone upon stoneLock thisNightviewSummer's coming

Mai.

Il D-day di Wikileaks

Alle 9.28 di stamattina, la Metropolitan Police di Londra – Extradiction Unit ha comunicato l’arresto formale dell’ormai celebre ricercato internazionale per accuse di stupro, Julian Assange (si è consegnato alla polizia accompagnato dal suo legale), e ancor piú famoso per essere il fondatore dell’organizzazione Wikileaks.

La manifestazione silenziosa che si sta tenendo in questo momento al 70 Horseferry Road, London, dove mi trovavo fino a pochi minuti fa, é un piccolo gesto di solidarietá che hanno voluto compiere tutti gli internauti, i sostenitori della “stampa libera” e tutti coloro che hanno apprezzato la pubblicazione dei cosiddetti American Diplomatic Cables.

Top Secret

Mentre la vera e propria battaglia personale per la libertá di Mr. Assange é appena iniziata, lo scontro principale e totalmente virtuale che si sta svolgendo sull’organizzazione Wikileaks vera e propria non ha ancora raggiunto il suo apice, ma certamente si sta evolvendo velocemente. Per combattere l’organizzazione spiona l’amminstrazione americana sta esercitando pressioni in tutto il mondo per riuscire a impedire la pubblicazione degli oltre 250mila documenti secretati.

In realtá lo scontro che si sta svolgendo su internet sta impiegando gruppi “armati di volontari”. L’attacco iniziale é stato rivolto in maniera virtuale contro i siti e i server di wikileaks che ospitavano e pubblicavano il materiale. Le prime offensive hanno messo in crisi la pubblicazione ufficiale, ma non l’ha fermata poiché i documenti erano giá in mano alle principali testate giornalistiche mondiali. La seconda fase ha previsto un rinnovato attacco contro le posizioni di wikileaks, che ha risposto questa volta differenziando la propria presenza sul web. Attualmente il sito é raggiungibile da oltre 748 posizioni (il conto é aggiornato alle 8.33GMT del 7/12/2010), ed é iniziata la pubblicazione dei contenuti giá rilasciati attraverso reti peer2peer.

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Wikileaks fa il pieno

Ovvero: come imbarazzare le istituzioni mondiali in 10 minuti

Prendete una rete di comunicazione segreta (SIPRNet), aggiungete i resoconti segreti del personale diplomatico americano in tutto il mondo, mescolate con le maggiori testate giornalistiche del mondo (El País, Le Monde, Der Spiegel, The Guardian e The New York Times), servite accompagnati da una organizzazione-media no profit internazionale e… avete ottenuto la peggiore crisi diplomatica mondiale.

Il progetto Wikileaks nasce qualche anno fa, nel 2006, e si descrive come fondata da dissidenti cinesi, giornalisti, matematici e giovani compagnie del settore tecnologico da Stati Uniti, UE, paesi ex-URSS, Australia, Taiwan e Sud Africa ed è capitanato dal giornalista australiano Julian Assange. Wikileaks ha raggiunto la notorietà a piccoli passi: nasce come versione di “wikipedia” non censurata e non censurabile, metteva a disposizione degli utenti con materiale scottante uno spazio dove caricare i file in oggetto e renderli così pubblici nelle modalità e nei tempi stabiliti dall’utente stesso. Un modo più tecnologico e meno compromettente per fare una soffiata in pieno stile. Una grande invenzione per minacciare la stabilità dei paesi non democratici (Asia, area ex-URSS, Africa sub-sahariana e Medio Oriente).

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La politica e l’ambiente

L’Europa va avanti (meno male)

Ci sono mille modi per affrontare questo discorso, ma in realtà il succo della questione è estremamente semplice: stiamo consumando troppa energia, stiamo producendo troppi gas inquinanti e il clima ne risente negativamente. Punto. Potremo dibattere a lungo se siamo d’accordo o no su queste affermazioni, ma è difficile dimostrare che un collegamento tra queste non esista, dunque dovremo iniziare a farci i conti.

Il modo in cui produciamo energia, base delle nostre economie industriali e post-industriali, è seriamente oggetto di critiche. I tradizionali metodi di produzione energetica, di lavoro attivo, impiegano combustibili fossili esauribili e possono essere considerati ancora relativamente poco costosi in termini economici. Al contrario però tali metodi sono estremamente costosi in termini di durata e sostenibilità ambientale. In altri termini significa che stiamo investendo ancora su una tecnologia che è destinata a non essere più utilizzabile entro 10-20 anni e che costerà sempre di più. Inoltre stiamo inquinando a livelli non più sostenibili.

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Il grande fratello che sconfina

[Pubblicato su Sconfinare il 26 novembre 2010 e sull'edizione cartacea del Dicembre 2010]

Quella che vedete è un’immagine che ci rappresenta. È il risultato delle analisi (grazie a Google Analytics) del nostro sito internet di poco più di un anno.

Clicca per ingrandire

Vi sono tutte le visite, tutte le parole di ricerca, tutto quello che in un modo o nell’altro ha portato una parte di questo mondo sul nostro sito internet. Nulla di paragonabile alle statistiche di bora.la (1000 visite giornaliere – per noi ci vuole quasi un mese) però sono comunque una soddisfazione. I visitatori unici sono stati 12.286. Le visite totali sono un po’ di più perché uno stesso visitatore può tornare benvenutamente più volte. Continua a leggere

Wandering in the oldy capital

It’s not the smell of the guinnes malt, and never the forever-green and umid grass you’ll find everywhere in Ireland. It’s a different smell you can catch up here. It’s the old and new that meets in the same place, the proud nationalistic and the fun of the meltin pot in an old european centre, the old irish pub with 24/7 rugby and gaelic football versus the last chinese or turkish kebab, the red-haired irish walking with the Delhi Indian, an 70s italian song waving for the temple bar center ‘fighting’ with irish violin old music.

Ancora un’altra critica per favore

Quando a mancare sono le soluzioni

freedomhouse[1]Lo sport più praticato in Italia non è mai stato il calcio. No, è sempre stato la capacità di criticare. Siamo i primi al mondo per criticare e auto criticare, insuperabili e instancabili adoratori del bicchiere mezzo vuoto, mai contenti e mai soddisfatti. Qualunque risultato è sempre arrivato ‘ad un costo sempre esagerato’ dunque con i ricorrenti miti della Vittoria Mutilata o della Vittoria di Pirro, scegliete voi.

Non dirò nulla di straordinario parlando delle critiche che circolano in questo periodo. L’Italia è sotto attacco. Come non lo sapevate? Una coalizione di nazioni straniere ha da tempo dichiarato guerra alla nostra amata patria. I leghisti pensando di sfruttare la situazione hanno già pensato di avviare trattative separate, firmare la pace e inaugurare la tanto agognata Repubblica Padana. Sfogliare i giornali in questo periodo è una continua tragedia, migliaia e migliaia di parole spese a parlare degli attacchi giornalmente subiti dalle nostre bonificate pianure, dalle nostre fertili colline e dalle nostre bianche e italianissime montagne.

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Le parole più importanti

“Il guerriero sa che, in tutte le lingue, le parole più importanti sono quelle piccole: “Si”, “Amore”, “Dio”. Sono parole che si pronunciano con facilità, e colmano giganteschi spazi vuoti. Esiste tuttavia una parola, anch’essa molto piccola, che molti hanno difficoltà a pronunciare: “No”. Chi non dice mai di no, si crede generoso, comprensivo, educato: perché il “no” porta con sé la nomea di maledetto, egoista, poco spirituale. Il guerriero non cade in questa trappola. Ci sono momenti in cui, nel dire “si” agli altri, potrebbe darsi che, contemporaneamente, stia dicendo “no” a sé stesso. Perciò non pronuncia mai un “si” con le labbra se il suo cuore sta dicendo “no”

- Paulo Coelho

Uno stage in Malaysia (o Malesia, fate voi)

Il 20 dicembre ricevo un regalo di Natale un po’ in anticipo. Squilla il telefono e una simpatica signorina mi comunica che sono atteso per uno stage dal 1 febbraio al 29 aprile a Kuala Lumpur, in Malaysia. Avevo quasi dimenticato di aver fatto domanda per quello stage, era passato più di un mese, ma ogni tanto mi stupisco di come la burocrazia riesca a compiere il suo percorso.
Non vi racconterò delle 22 ore di viaggio (so che ci vuole di più per arrivare in Puglia…) sarebbe come raccontare frammentati ricordi tra un colpo di sonno e un altro: inutile. Piuttosto vorrei descrivervi la vita a 3 gradi Nord dall’equatore. Ovviamente il clima è quello che noti appena abbandonata l’atmosfera protettiva dell’aria condizionata dell’aeroporto: 35 gradi e almeno l’80% d’umidità tutti insieme all’apertura della porta scorrevole (un po’ come i pinguini della vecchia pubblicità della Halls, al contrario). Per intenderci sono partito un attimo prima che arrivasse in Europa quell’incredibile settimana di freddo, chiusi aeroporti (partito appena in tempo da Londra), strade e autostrade.
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Fidatevi che è meglio Soru

Renato Soru non è un politico. Non nel senso italiano del termine. È un politico sardo, una figura che mancava da tanti anni nello scenario regionale. Inoltre è uno dei pochi personaggi in Italia a vantare un lungo elenco di risultati concreti e positivi, che in uno scenario normale (da paese civile?) gli garantirebbero una sopravvivenza politica assoluta. Invece no. Siamo in Italia, dove i successi reali di quattro anni di governo non valgono una rielezione certa. Quello che vale sono le speculazioni, le chiacchiere e le manovre dietro le quinte.

Non molti conoscono il cammino della Sardegna dei passati 5 anni, ma è necessario avere un quadro chiaro per potersi schierare con l’uno o con l’atro candidato alle prossime elezioni. Nelle elezioni regionali del giugno 2004 Renato Soru vinse con il 50,1% delle preferenze, circa 487mila voti. La sfida che gli si presentò era quella di combattere il degrado e l’arretratezza della Sardegna, valorizzando il suo ampio potenziale di sviluppo e portando la regione da una situazione di “mezzogiorno” a una di “centro”.
L’impresa era tutt’altro che facile. Soru iniziò con un riordino del bilancio, una semplificazione e ottimizzazione della spesa regionale, il recupero e la salvaguardia del patrimonio naturale sardo. La prima legge del 2004 è stata la c.d. Salvacoste, che impone di rispettare una distanza di 2 km dalla costa quando si costruiscono edifici. Le successive iniziative sono state la riduzione del numero delle comunità montane (soprattutto dove l’elemento montano non esisteva proprio) e la costruzione di linee digitali e infrastrutture che hanno portato la popolazione della Sardegna ad essere la prima con copertura adsl al 100%. Il primo passo della nuova era digitale sarda, è stato il sito internet della regione, che fu inoltre garanzia di una maggiore trasparenza nella vita politica sarda. Continua a leggere

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